The Book: Durante la stampa+ Nota di Salvatore Tedesco

 

Nosrat Panahi Nejad, The Book. The book’s visual elegance (Sequenza fotografica)

e

Il tipografo, l’apprendista e il libro (Docufilm)

      La sequenza fotografica The Book. The book’s visual elegance, che sarà in mostra alla Sala delle Verifiche del Complesso Monumentale dello Steri dal 23 aprile al 15 maggio 2026, e il docufilm Il tipografo, l’apprendista e il libro, che verrà presentato nell’attigua chiesa di Sant’Antonio Abate in occasione dell’inaugurazione della mostra il 23 aprile, fanno parte della Teca visiva della Memoria del fotografo, regista, scrittore e storico dell’immagine persiano Nosrat Panahi Nejad, attivo in Italia dalla fine degli anni Settanta e a Palermo dall’inizio degli anni Novanta.

  Il lavoro di Nosrat Panahi Nejad (ampiamente documentato su https://www.nosratpanahinejad.it) comprende numerosissime sequenze fotografiche, film documentari, esposizioni a carattere storiografico-ricostruttivo, nonché la curatela di volumi sulla storia dell’immagine e della cultura visiva e su alcune figure della musica e della letteratura, assegnando particolare rilievo – tra le altre – alle figure di Carmelo Bene, di Gesualdo Bufalino e di Antonio Pizzuto, in onore del quale l’artista persiano ha curato, insieme con la figlia Maria, una serie di monografie critiche dal titolo Quaderni Pizzutiani.

Buona parte del lavoro storiografico e creativo di Nosrat Panahi Nejad è dedicato alla costruzione di un archivio (appunto una “teca visiva della memoria”) della cultura visiva, letteraria e musicale siciliana. In questa direzione sono da intendere gli studi sulla fotografia in Sicilia di Bronzetti, Incorpora, Seffer, Scafidi, sulla pittura di Tosini e di Samonà, i lavori su Scaldati, Perriera, Bufalino, Pizzuto, l’indagine sugli spazi teatrali e cinematografici dalla collaborazione con Dacia Maraini al docufilm sul cinema Archimede, i lavori con Mimmo Cuticchio, quelli con e su Federico Incardona, e numerosissimi altri. Non meno significativi e numerosi quelli dedicati alla cultura persiana, tanto attraverso approfondimenti tematici (le mostre sul Cunto persiano, La carne, Lo sport antico, l’anoca inedito Lettere persiane, per non dimenticare la collaborazione con Abbas Kiarostami e i lavori che ne sono derivati), quanto attraverso ulteriori lavori che mettono in dialogo la cultura persiana e quella siciliana, appunto in termini di elaborazione dell’immagine, della memoria, delle forme della narrazione.

 

 La sequenza fotografica The Book. The book’s visual elegance(di cui ildocufilm Il tipografo, l’apprendista e il librooffre una riscrittura filmica)è dedicata a una “reinvenzione poetica” del lavoro tipografico, editoriale nonché del mondo del libro e dell’immagine, attraverso un percorso ideale che mira a rappresentare insieme la storia del farsi materiale del libro come oggetto e presenza nelle sue implicazioni tecniche e per così dire antropologiche, la diversità dei modi figurativi dai caratteri tipografici alle illustrazioni, suggerendone una continua reinvenzione.

La sequenza – sempre con il carattere di una narrazione poetica, e mai meramente documentaria – muove dall’incontro con il lavoro tipografico tradizionale su piombo e legno, aprendo a dettagli delle macchine tipografiche, dei materiali di lavoro e della squadra costituita dal maestro tipografo e dei suoi assistenti, messi in certo modo a paragone del lavoro artigianale della bottega del tipografo agli inizi della stampa moderna (l’esempio altissimo è Gutenberg).

 Su queste basi, la sequenza offre una ampia “fenomenologia” dell’immagine e della storia del libro in Oriente e Occidente, utilizzando sistematicamente una tecnica di montaggio dell’inquadratura in cui immagini di provenienze differente vengono giustapposte, messe a confronto o a contrasto. Vediamo così immagini che ci offrono insieme pagine di volumi di differente provenienza storica e differente sostanza grafica, codici medievali e rinascimentali montati insieme con edizioni moderne, exempla di imprese editoriali antiche o novecentesche, caratteri tipografici, scritture che a volte si fanno tatuaggi sulla mano o sul corpo che dialoga con il libro, in una ricchissima riflessione da cui emergono temi salienti relativi, tra gli altri, alla relazione tra testi “verbali” e fototesti nella pagina, al rapporto tra l’immagine del libro e luoghi più o meno facilmente riconoscibili (è il caso del montaggio con spazi monumentali o immagini provenienti dalla sequenza dedicata a Modica e Bufalino), al rapporto tra libro, tipografia, biblioteca (l’Archiginnasio di Bologna), fino a che la fisicità dell’immagine, del libro e del “corpo tipografico” trova rispondenza nel corpo come luogo delle immagini, sicché per un verso la scrittura sul corpo giunge sino al limite delle incisioni presentate da antiche immagini della tortura cinese, mentre per altro verso ci vengono offerte ripetute sequenze in cui le lettere (specie quelle dell’alfabeto persiano) sono rappresentate direttamente sulle mani e sul viso dell’artista.

Questa relazione tra lavoro tipografico e lavoro artistico acquista ulteriore visibilità nelle immagini dedicate al lavoro creativo, e negli “omaggi” a Baudelaire, Bene, Beckett.

                                                                                                                                                                                             Salvatore Tedesco