Antonio Pizzuto (1893 -1976)

 

 

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di LUCIO ZINNA

Nosrat Panahi Nejad dedica un “videoritratto” ad Antoio Pizzuto (1893-1976), lo scrittore palermitano che i palermitani dovrebbero conoscere di più e meglio. È inconfutabile quanto ebbe a dire Carmelo Bene: “Pizzuto e le larve di Signorina Rosina sono davvero quanto di grande ha ed è Palermo.”

Il videoritratto non intende proporsi quale didascalico strumento per la conoscenza e la comprensione di un autore dalla scrittura aspra e raffinata quale è Pizzuto; ne è riprova l’assenza di schematizzazioni e di catalogazioni che risulterebbero riduttive e fuorvianti. Del mondo pizzutiano, tuttavia, il testo filmico può costituire ugualmente una sorta di “introduzione”, per l’immagine concreta che ne emerge, per la testimonianza inedita che ne offre, per la “scoperta” di visive tracce, di biografiche circostanze sulla genesi di alcune opere o altro. Un eccentrico lavoro di ricerca, consistente, in primo luogo, nell’elusione del descrittivismo verbale fuori campo (non enfatizzazioni di speaker, non effetti sonori o musiche di sottofondo) nonché del supporto dell’opinione di esperti, elementi che sono, di solito, centro e diametro di “documentari” del genere. Il “centro” è qui costituito dalla figlia dello scrittore, Maria, che ci guida nel mondo pizzutiano; unica voce narrante,legge testi sparsi, chiarisce, commenta, rievoca; in qualche momento la voce tradisce la commozione, come accade durante la lettura di una pagina di Signorina Rosina, di toccante forza evocativa.

In sapiente regia, gli oggetti (custoditi nella casa romana dello scrittore, ora sede della Fondazione Pizzuto, dal vecchio pendolo che bisogna caricare due volte al giorno ai manoscritti) si correlano alla parola, in sinergia profonda, persino nella scansione di certe dissolvenze, anche verbali. Come se i varî momenti dell’“intervista” fossero tessere di un mosaico che si ricomponesse entro una sottile trama di silenzi, resi dalla memoria nel contempo marginali e significativi.

Il regista scava delicatamente ma con decisione: muove, attraverso gli spazi ancora reperibili, alla ricerca dei residui temporali, disseppellisce e (con la forza dell’immagine e della parola, che agiscono come leve della memoria) fa rivivere – rende presente – la figura e l’opera di uno scrittore che al presente – a un eterno presente – ispirò la sua produzione e la sua stessa scrittura, resa dinamica e atemporale da una personale sintaxis. Per non dire della dimensione coscienziale che il tempo assume nella sua narrativa, connotata da una virtuale presenza di tempi, un’avvolgente continuità del presente, quasi in senso agostiniano.

Una scrittura attentissima e rigorosa, mirata a togliere, a essenzializzare (“lavoraci ancora” suggeriva lo scrittore alla figlia Maria, quando gli sottoponeva suoi elaborati) e che di fatto giunge , ad esempio, al frammento perfetto di Giunte e Virgole. Hanno valore di dichiarazione di poetica i  nove punti fermi della scrittura pizzutiana (rammentati da Maria Pizzuto), con le sue “rinunzie” (dall’unità narrativa, alo psicologismo, alla presentazione di ambienti, alla letteratura erotica, per citarne alcune) e soprattutto con il suo grande impulso a orientare la narrativa verso un modello di sinfonia musicale.

Emergono, dal medium di Panahi Nejad, momenti e situazioni di quel fervore creativo che accompagnò Pizzuto per tutta una vita (come peraltro testimonia la quarantennale corrispondenza epistolare con l’amico scrittore Salvatore Spinelli), ma che solo in un arco relativamente breve  di anni trovò la sua più compiuta espressione.

Bisognerebbe anche dire dei luoghi amati da Pizzuto e da lui rappresentati in pagine di sorprendente bellezza: Erice, Castronovo di Sicilia, Palermo. Un asse del videoritratto è la Palermo  dell’infanzia, degli anni adolescenziali, della prima giovinezza. La Palermo della casa natale, ai Quattro Canti, densa di ricordi, in cui aveva studio il nonno, il grande Ugo Antonio Amico.

Quella casa, abbandonata con il trasferimento della famiglia a Roma, era già degradata quando vi tornò lo scrittore, ormai anziano, a visitarla, accompagnato da Giovanni Scheiwiller e Felice Chilanti La rivisita Pofi di Si riparano bambole, in una penetrante e rapida registrazione di sensazioni ed emozioni. “Non ci sta nessuno, la donna ripeté, è vuota.”

La vediamo com’è ora, la casa di Si riparano bambole, nelle immagini carpite da Nosrat Panahi Nejad, nell’abbandono più desolante (“in condizioni disastrose” dice la figlia), nell’eloquenza assoluta del degrado. Eppure, oltre che di un frammento di centro storico, si tratta di un luogo letterario, vestigium ricorrente dell’opera pizzutiana. Un angolo della Palermo da salvare , come alcune ville patrizie. È accaduto anche alla borghesia di registrare abbandoni clamorosi di luoghi memoriali, quasi per nemesi storica.

Quel che  Pizzuto volle rendere presente pare che la città, con la sua indifferenza, voglia restituire al passato. L’operazione di Nosrat Panahi Nejad, con il suo medium “veloce e fragile”, tenta un’inversione di percorso: un ulteriore ritorno al presente, il tempo pizzutiano per antonomasia. O comunque, un impossibile e generoso tentativo di restitutio alla dimensione originaria. Un modo di salvare quel che resta, affidandolo ad un’apparente intervista, recte a un racconto filmico fuori cliché, che non si sperde in capziosità ornamentali, anzi si libera mano a mano che “narra”, anch’esso spinto da un’interiore esigenza di superare i limitanti steccati di tempo e di spazio muovendosi – in una dimensione di oltrità. Pizzutianamente.

E allora il medium video, genere ancora alla ricerca di una sua grammatica, si prende il lusso di offrire l’esempio di una finissima lezione di stile.

Palermo, 3 marzo 1999

NOTE DELL’AUTORE

Si tratta di un video ritratto  dedicato al grande scrittore siciliano Antonio Pizzuto morto nel lontano 1976. L’opzione registica si impernia quasi interamente sulla figura filiale e quindi stilisticamente il viedofilm può essere inteso come un “ritrare “ di secondo livello . Quindi Maria Pizzuto tramite i ricordi e letture traccia una sinopia del tutto esaustiva della figura paterna. Nel  percorso filmico la sua voce “narrante” solleva di continuo precisazioni e rievoca visioni.

Inoltre il videofilm documenta i luoghi cari alla memoria e alla  genesi della scrittura pizzutiana ed in particolare  la sua casa ai “quattro canti”  a  Palermo dove egli già sin da giovane  forgia i suoi “propositi” e le sue “rinunzie” letterarie espresse potentemente nell’arco della sua insolita ed solitaria attività di scrittore atipico.

Il testo filmico è scandito dai differenti livelli temporali: tempo del racconto e della rievocazione;  tempo della costruzione ed elaborazione dell’immagine. Ecco crediamo che si esaurisca in ciò il compito di un medium veloce e fragile quale è in realtà la scrittura viedomatica.

 

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SCHEDA

TITOLO: Antonio Pizzuto (1893 -1976)

Di: Nosrat Panahi Nejad

CON: Maria Pizzuto,  Madelein Santschi

MUSICA:  Federico Incardona, Obliquo di luna per soprano e cinque strumenti,2001

LETTURE: Antonio Pizzuto legge un brano da Testamento realizzato dalla T.V. Svizzera, Carmelo Bene legge un brano da Signorina Rosina di Antonio Pizzuto,  Palermo, Villa Trabia 1995

DURATA: 43 minuti

PRODUZIONE:  Luisa Mazzei  – Nosrat Panahi Nejad  Palermo, 1996